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Qual'è l'ambiente in cui vorremmo vivere? E che tipo di ambiente vogliamo lasciare in eredità ai nostri bambini e nipoti? È questo il punto di partenza del nuovo Programma di azione per l'ambiente, intitolato "Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta", che la Commissione ha proposto quest'anno agli Stati membri e al Parlamento europeo.
Tutti vorremmo che l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo ed il cibo che mangiamo fossero privi di sostante tossiche. A nessuno piace la minaccia e l'incertezza del cambiamento climatico. Un ambiente pulito e sano è essenziale per la qualità della vita che desideriamo per noi stessi oggi e per i nostri figli nel futuro.
Per quanto problematica, la tutela del pianeta schiude anche delle opportunità. Con una maggiore efficienza ed un migliore uso delle risorse naturali, dobbiamo riuscire a spezzare il vecchio legame fra crescita economica e danno ambientale. Essere più ricchi e più "verdi" al tempo stesso è possibile.
Molti cittadini europei si sono ormai resi conto che è necessa rio fare qualcosa per salvaguardare il pianeta e sfruttare con maggior cautela ed efficienza le sue risorse naturali; stiamo lentamente cominciando ad assumerci la responsabilità dei nostri comportamenti e delle loro conseguenze per l'ambiente; ci sforziamo, come singoli individui, famiglie, imprese o asso ciazioni ambientaliste, di riciclare i rifiuti, risparmiare l'ener gia, acquistare prodotti "verdi" e proteggere la natura. Dopo tutto il progresso tecnologico ci consente oggi di migliorare sia l'ambiente che l'economia: approfittiamone!
Negli ultimi 30 anni qualche progresso c'è stato: dal 1970 ad oggi è stata messa in piedi dall'Unione europea una fitta rete di misure per proteggere l'ambiente, ed è alle politiche dell'Unione europea che dobbiamo, ad esempio, il costante miglioramento della qualità dell'aria e dell'acqua nei nostri Paesi.
Ma resta parecchio da fare, anche a fronte di pressioni sull'am biente che si aggravano di continuo: mutamento del clima, scomparsa progressiva delle zone rurali, quantità crescenti di rifiuti e sempre più forte contaminazione chimica di cibo, aria e acqua. Per poter progredire, l'ambiente deve trovar posto al centro nevralgico di tutte le politiche: dai trasporti all'energia, dall'industria all'agricoltura.
Per dirla brevemente, dobbiamo riuscire a costruire una società in cui le automobili non inquinano, i rifiuti sono riciclati o smaltiti in modo sicuro e la produzione di energia non provo ca un mutamento del clima; in cui i bambini non assorbono sostanze chimiche nocive dai giocattoli o dagli alimenti; in cui la natura, la fauna e la flora non sono minacciate dall'edilizia.
Le sfide ambientali che dovremo affrontare nel primo decen nio del nuovo millennio sono di portata mondiale, poiché questo è un tipo di problemi che non conosce confini. Il degra do ambientale degli altri paesi danneggia un bene che è anche nostro, e quindi influisce sulla nostra qualità della vita. Anche se, secondo alcuni, noi europei consumiamo più del dovuto rispetto alle risorse mondiali, resta il fatto che l'UE ha assunto un ruolo leader nell'ambito di importanti accordi internazio nali per la tutela dell'ambiante.
Occorre capire che questo non è un problema riservato alla classe politica e all'industria, maci riguarda tutti da vicino. Cer to, non possiamo risolvere problemi ambientali come il cam biamento climatico da soli, e sono necessari interventi inter nazionali concertati. Ma ciascuno di noi può fare qualcosa: in quanto individui, datori di lavoro o lavoratori, pubbliche autorità, consumatori o genitori il nostro futuro dipende dalle nostre scelte.
Il 6° Programma di azione per l'ambiente si concentra sui settori in cui l'intervento è più urgente ed in cui l'iniziativa europea può cambiare le cose, fissando obiettivi per i prossimi 10 anni ed oltre. La chiave di volta per il nostro benessere a lungo termine, in Europa e nel mondo, è il cosiddetto "sviluppo sostenibile": trovare cioè il modo di continuare a migliorare la nostra qualità della vita senza recare danno all'ambiente, alle generazioni future o alle popolazioni, siano esse dei paesi indu strializzati o di quelli in via di sviluppo.
In particolare dobbiamo spingere l'industria a fare di più in campo ambientale sia mediante la legislazione che tramite sistemi di autoregolamentazione. Una maggiore attenzione nei confronti dell'ambiente determinerà alla lunga un aumento dell'efficienza e anche della produttività; il nuovo mercato dell'ecologia spronerà l'innovazione e l'occupazione, e in questo mercato in espansione le imprese europee potranno prosperare. È questo lo sviluppo auspicato e promosso dal 6° Programma di azione per l'ambiente.
Quattro aree necessitano, secondo il programma, di nuove energie e di interventi più vigorosi, al fine di:
Il programma Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta non riguarda solo la tutela del nostro ambiente odierno e futuro, ma anche una miglior qualità della vita per noi tutti.
È ormai dimostrato che il cambiamento climatico è una realtà. L'attività umana provoca un innalzamento delle temperature mondiali: negli ultimi 100 anni la temperatura media in Euro pa è aumentata di 0,8°C circa e probabilmente aumenterà di 16°C di qui al 2100. Le conseguenze di tali mutamenti sono divenute fin troppo chiare con le recenti inondazioni e tempe ste, che forse sono solo un preludio del dramma che ci aspetta.
Nell'Unione europea vive il 5% della popolazione mondiale, che è responsabile del 15% circa delle emissioni mondiali di gas ad effetto serra. I gas serra, generati principalmente dai trasporti stradali e dalla produzione energetica, provocano aumenti di temperatura, che a loro volta alterano il clima.
Questi gas sono il biossido di carbonio (CO 2 ), il metano, l'ossi do di azoto e i cosiddetti gas fluorurati.
L'Europa deve schierarsi risolutamente a favore di una riduzione delle emissioni, a cominciare dal loro abbattimunto nella misura dell'8% rispetto ai livelli del 1990 entro il 200812 concordato a Kyoto (Giappone). Le nostre politiche dei trasporti vanno completamente ripensate se vogliamo evitare il grave aumento delle emissioni previsto per il prossimo decennio a seguito del l'incremento dell'uso di automobili e aerei. Anche i nostri sistemi energetici devono cambiare, assegnando ad esempio un ruolo prominente all'energia eolica e solare.
Ciascuno di noi può fare qualcosa: si può fare di più per pro teggere i suoli e il patrimonio boschivo, veri e propri "bacini" capaci di assorbire il biossido di carbonio dall'aria; mentre l'industria deve puntare ad un aumento dell'efficienza energe tica pari almeno all'1% annuo. Anche se riusciremo ad abbat tere le emissioni, tuttavia, un certo grado di cambiamento I l 6 ° p r o g r a m m a d i a z i o n e p e r l ' a m b i e n t e d e l l a C o m u n i t à e u r o p e a 5 climatico sarà inevitabile; per cui dovremo comunque adattare le nostre infrastrutture affinché resistano a situazioni meteoro logiche estreme, nonché dovremo migliorare i servizi sanitari e di pronto intervento poiché alcune malattie, tra cui i disturbi del sistema digestivo, sono destinate a diventare più diffuse.
Il nostro obiettivo è stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera ad un livello che non causi variazioni innaturali del clima terrestre.
La tutela della natura e della biodiversità non è solo un setto re specializzato ad uso di ecologisti od ornitologi: si tratta di assicurare che i sistemi naturali, i quali ci forniscono aria, cibo ed acqua, continuino a funzionare; si tratta di ridurre il rischio di inondazioni facendo in modo che il patrimonio boschivo non vada perduto e che i terreni agricoli siano utilizzati correttamente. La natura è minacciata su molti fronti, che vanno dall'inquinamento da piogge acide alle fughe di sostan ze chimiche, dal sovrasfruttamento degli stock ittici alla scom parsa delle campagne.
Nell'Unione europea il 38% delle specie di uccelli ed il 45% delle farfalle rischia l'estinzione; nell'Europa settentrionale e orientale il 60% delle zone umide è andato perduto; due terzi dei nostri alberi sono ammalati, ed in alcune regioni del sud l'erosione dei terreni sfiora ormai la desertificazione. Per salva guardare queste risorse naturali insostituibili dobbiamo inter venire prima che sia troppo tardi. Per formarsi, il terreno impiega migliaia di anni; eppure questa preziosissima risorsa naturale può essere distrutta in men che non si dica dallo sviluppo edilizio o più gradualmente dall'erosione. Finora la protezione dei suoli non è stata oggetto di una politica precisa dell'Unione europea, ma data la gravità delle minacce occorre adesso elaborarne una.
Dobbiamo diventare più rispettosi dei mari che ci circondano ed evitarne il sovrasfruttamento, il danneggiamento dei fondi marini e l'inquinamento da petrolio e sostanze chimiche.
Boschi e foreste costituiscono una risorsa naturale fondamen tale, che dobbiamo gestire più responsabilmente. Abbiamo già istituito programmi che finanziano metodi agricoli ecologici e la salvaguardia degli habitat naturali. Il programma Natura 2000 istituisce una rete di aree protette che coprono già il 12% del territorio dell'Unione europea.
Noi dipendiamo dall'esistenza di sistemi naturali sani e vogliamo che i nostri figli crescano consapevoli delle bellezze della natura. Dopotutto abbiamo la responsabilità di salva guardare questa risorsa naturale sia per noi stessi che per le generazioni future.
Pertanto ci prefiggiamo di: proteggere e ove necessario risanare la struttura e il funziona mento del sistemi naturali; arrestare la perdita di biodiversità sia nell'Unione europea che su scala mondiale; proteggere il suolo dall'erosione e dall'inquinamento.
Tutto questo significa: Salvaguardare gli habitat più preziosi estendendo la rete comunitaria Natura 2000; Istituire piani di azione di tutela della biodiversità; Sviluppare una strategia di salvaguardia dell'ambiente marino; Estendere i programmi nazionali e regionali per promuovere la gestione sostenibile del patrimonio boschivo; Introdurre misure di salvaguardia e risanamento dei paesaggi; Sviluppare una strategia di protezione dei suoli; Coordinare il lavoro degli Stati membri nella gestione di incidenti e calamità naturali.
Sappiamo ormai che l'inquinamento ambientale provoca una serie di danni gravi alla salute, che vanno dalle allergie all'infer tilità, dal cancro alla morte prematura. Nonostante ad esempio il miglioramento della qualità atmosferica registrato nell'Unione europea, cresce il numero di bambini che si ammalano di asma; così come cresce l'estensione e l'intensità del problema rappre sentato dal rumore. Noi teniamo alla nostra salute: e per salute intendiamo non solo la mera assenza di malattia ma uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.
Il rapporto fra ambiente e salute è per sua natura complesso, e dobbiamo ancora capirlo a fondo. Il ruolo dell'Unione euro pea sta nell'identificare i pericoli e nel fissare le norme, con particolare attenzione ai gruppi vulnerabili della popolazione come bambini ed anziani. Ciò significa agire sul fronte della precauzione e della prevenzione dei rischi laddove possibile.
Attualmente utilizziamo circa 30 000 preparati chimici di ori gine antropica. Sebbene nell'Unione europea vigano norme rigorose che ne disciplinano l'uso, i rischi che essi provocano sono praticamente sconosciuti. È tuttavia innegabile che le sostanze chimiche apportano numerosi benefici alla società, sul piano sanitario, industriale, eccetera, per cui abbiamo biso gno di creare un sistema affidabile per valutare e ridurre il loro impatto sulla salute umana senza però rinunciare al loro uso.
Gli anticrittogamici utilizzati in agricoltura meritano partico lare attenzione, soprattutto perché occorre evitare che essi con taminino le falde acquifere, le quali forniscono circa il 65% della nostra acqua potabile. I pesticidi devono essere usati in modo responsabile e in quantità o concentrazioni innocue per la salute.
Le nostre acque balneabili costiere, l'acqua potabile e l'aria sono certo più pulite oggi di un tempo, ma gli inquinanti con tinuano a causare problemi sanitari, soprattutto nelle città e nelle metropoli. L'Unione europea deve far sì che le normative vigenti siano rafforzate e che le nostre risorse idriche siano usate secondo criteri di sostenibilità.
Il rumore incide negativamente sulla salute e sulla qualità della vita di almeno un quarto della popolazione dell'Unione euro pea, causando stress, disturbi del sonno e un maggior rischio di malattie cardiovascolari. Orbene, ai sensi di una nuova normativa le pubbliche autorità saranno d'ora in poi tenute a redigere "mappe di rumore" e a fissare, nell'ambito delle loro decisioni di pianificazione territoriale, obiettivi specifici di riduzione del rumore.
Il nostro obiettivo è ottenere una qualità dell'ambiente tale che i livelli dei contaminanti di origine antropica non diano luogo a impatti significativi né a rischi per la salute umana. Questo significa: Approfondire la ricerca per capirne di più circa i legami tra inquinamento ambientale e salute umana; Sviluppare norme sanitarie più attente ai gruppi più vulnerabili della società; Ridurre i rischi causati dall'uso indiscriminato di pesticidi; Sviluppare una nuova strategia anti inquinamento; Riformare il nostro sistema di verifica delle sostanze chimiche.
Per farlo dovremo: Identificare le sostanze pericolose e rendere i produttori responsabili della raccolta, del trattamento e del riciclaggio dei loro prodotti di scarto; Incoraggiare i consumatori a scegliere i prodotti e servizi che producono meno rifiuti; Sviluppare e promuovere una strategia paneuropea di riciclaggio dei rifiuti, che preveda obiettivi, sistemi di monitoraggio e raffronti fra gli Stati membri; Promuovere i mercati dei materiali riciclati; Sviluppare azioni specifiche secondo un approccio di politica di produzione integrata, per promuovere prodotti e processi più verdi; ne è un esempio la progettazione intelligente dei prodotti, volta a ridurre l'impatto ambientale dei manufatti dalla progettazione fino al termine della loro vita utile.
Un nuovo approccio Quello che ci vuole è un modo nuovo ed originale per mettere in pratica tutte queste riforme convogliando il contributo di tutti e in collaborazione con tutti. Parallelamente, si devono sfruttare tutti gli strumenti e le misure esistenti che permettono di influire sulle decisioni di imprese, consumatori e legislatori al fine di contribuire a migliorare l'ambiente.
Una volta individuati i problemi da affrontare, dobbiamo deci dere come affrontarli. Il programma Ambiente 2010: Il nostro futu ro, la nostra scelta propone cinque linee di azione principali: 1. Attuazione della legislazione La legislazione comunitaria è e resta essenziale per il consegui mento degli obiettivi ambientali: pertanto i governi nazionali hanno l'obbligo di dare efficacia alle normative ambientali.
I casi di inottemperanza saranno portati dalla Commissione dinanzi alla Corte di giustizia europea, in quanto essi danneg giano tutti.
Le risorse rinnovabili del pianeta, come acqua, aria, legname e patrimonio ittico, sono in via di rapido esaurimento a seguito della crescita demografica e dello sviluppo economico; allo stes so tempo il nostro consumo delle risorse non rinnovabili, come metalli e minerali, modifica l'ambiente in via permanente.
Man mano che è divenuta più ricca, la società europea ha pro gressivamente generato anche più rifiuti, che occupano spazio prezioso ed inquinano aria e suolo. Spesso i rifiuti contengono residui di materiali che potrebbero essere recuperati e riciclati.
È necessario sviluppare una strategia di conservazione delle nostre risorse naturali e spezzare il legame tra generazione di rifiuti e crescita economica.
Occorre che l'Unione europea si concentri su come continua re a fornire prodotti e servizi consumando meno risorse e pre venendo la generazione di rifiuti. Molto si può fare mediante l'informazione ai consumatori, il supporto alla ricerca e allo sviluppo tecnologico dei prodotti, gli esempi di buone prassi per l'industria e persino l'imposizione fiscale sul consumo di risorse naturali.
Il nostro approccio alla gestione dei rifiuti consiste nel dare priorità alla prevenzione, seguita da riciclaggio, recupero ed incenerimento, e solo in ultima istanza dallo smaltimen to in discarica. L'obiettivo è ridurre, rispetto ai livelli del 2000, la quantità dei rifiuti che giungono allo smaltimento finale nella misura diciamo del 20% entro il 2010 e del 50% entro il 2050.
Per farlo dovremo:
La legislazione comunitaria è e resta essenziale per il conseguimento degli obiettivi ambientali: pertanto i governi nazionali hanno l'obbligo di dare efficacia alle normative ambientali. I casi di inottemperanza saranno portati dalla Commissione dinanzi alla Corte di giustizia europea, in quanto essi danneggiano tutti.
Il procedimento legale, però, è ancora lento e complesso e pos sono passare anni prima che dia un esito concreto. Per contro esistono altri metodi capaci di accelerare efficacemente il processo: la trasparenza, ad esempio, promuovendo l'informa zione fa entrare nel gioco l'opinione pubblica spingendola a pretendere maggior rapidità da parte delle autorità e azioni nei confronti dei ritardatari, la cui inadempienza lede la colletti vità tutta.
Pertanto, in futuro: Controlleremo come le norme europee siano applicate e compileremo un "tabellone", costantemente aggiornato; Organizzeremo campagne di segnalazione per additare al pubblico i governi nazionali adempienti e quelli inadempienti.
Il trattato di Amsterdam sancisce. Il concetto secondo cui gli obiettivi ambientali devono essere ancorati al processo di elaborazione di tutte le politiche, da quella agricola a quella economica, sin dalle fasi embrionali. L'integrazione delle istan ze ambientali all'interno delle iniziative politiche è perciò uno dei principali impegni della Commissione europea.
A questo punto occorre disporre di maggiori conoscenze e di solidi fondamenti scientifici sul perché i problemi ambientali insorgano e sul come interagiscano fra loro, nonché di metodi per misurare i progressi compiuti. Affinchè sia le istituzioni che il pubblico possano giudicare e farsi velocemente un'idea del l'efficacia delle politiche intraprese, svilupperemo con l'ausilio dell'Agenzia europea per l'ambiente un sistema specifico di indicatori e obiettivi specifici.
Ciò significa: Elaborare e pubblicare relazioni regolari sugli indicatori ambientali, che illustreranno i progressi compiuti in direzione di un ambiente migliore; Riesaminare il modo in cui le informazioni sono raccolte e trasmesse, nell'intento di dare un quadro ancor più esaustivo dello stato dell'am biente in Europa.
L'Unione europea vuole una società in cui la cura dell'ambien te diventi per le imprese altrettanto importante della cura del cliente.
Alcuni grandi comparti economici, come l'industria e i tra sporti, sono colpevoli di aver recato gravi danni all'ambiente.
Se vogliamo cambiare rotta, com'è indispensabile, è necessario avere l'industria dalla nostra. Del resto una "crescita verde" schiude grosse opportunità per il mondo imprenditoriale euro peo, in quanto stimola la competitività, migliora i margini di profitto e genera occupazione.
Da parte dell'Unione europea vi è il massimo impegno a colla borare con l'industria per trovare nuovi approcci e ridurre l'impatto negativo della produzione industriale sull'ambiente.
Le iniziative della Comunità europea tese ad incoraggiare le imprese ed a migliorare le proprie credenziali ecologiche sono ormai già un certo numero: è chiaro infatti che per raggiungere questo obiettivo è opportuno impiegare, accanto alla minaccia delle sanzioni, anche un sistema di incentivi e premi.
Poiché gli acquisti da parte degli enti pubblici rappresentano circa il 14% del mercato dell'Unione europea, le scuole, le biblioteche e gli organismi statali saranno d'ora in poi inco raggiati ad acquistare prodotti verdi
Anche il settore finanziario può promuovere gli investimenti ecologici mediante le proprie politiche di credito e può incoraggiare regimi di controllo finanziario più verdi. Nel caso infine in cui sia stato recato danno all'ambiente, è importante che il responsabile ne risponda economicamente (secondo il principio “chi inquina paga” le responsabilità finanziarie e di altro tipo sono a suo carico) e che scatti un meccanismo che arresta il danneggiamento.
Per fare tutto questo ci proponiamo di:
I cittadini vogliono avere più voce in capitolo sulle decisioni che riguardano l'ambiente e possono anche contribuire, con le loro scelte di consumo, a spingere le aziende ad inquinare di meno e a sviluppare prodotti e servizi innovativi e verdi. Tutto questo però presuppone che la popolazione abbia accesso ad un'informazione chiara ed affidabile. Pertanto è nostra intenzione promuovere l'educazione ambientale e accrescere la sensibilizzazione in questo campo. Poiché l'istruzione resta di competenza degli Stati membri, si sta cercando di spingere questi ultimi ad inserire le problematiche ambientali nei programmi scolastici.
L'Unione europea continuerà a promuovere le buone prassi e lo scambio di idee per un migliore accesso della popolazione alle informazioni ambientali, come i siti web e i programmi educativi sull'adozione di uno stile di vita più ecologico. Per parte loro le pubbliche autorità e le organizzazioni non gover native possono fare opera di consulenza e divulgazione ai cit tadini desiderosi di proteggere attivamente il proprio quartie re, la natura, la flora e la fauna.
Noi siamo decisi a: Migliorare l'accesso dei cittadini all'informazione; Produrre strumenti pratici per aiutare il cittadino a valutare la propria prestazione ambientale sia come individuo che come nucleo familiare.
Il modo in cui il territorio viene utilizzato ha un impatto deter minante e duraturo sull'ambiente; delle decisioni sbagliate pos sono comportare la perdita di habitat, la distruzione di paesaggi o un aumento del traffico e quindi dell'inquinamento. La Com missione intende collaborare al massimo con le autorità locali affinché queste, nelle loro attività di pianificazione territoriale, tengano l'ambiente nella considerazione dovuta, in particolare nelle aree urbane e costiere, che sono le più vulnerabili.
Intendiamo quindi: Appoggiare e promuovere le buone prassi negli Stati membri, che hanno competenza in materia di pianificazione territoriale; Sviluppare un sito web per architetti, urbanisti, imprese edili e privati cittadini per promuovere l'urbanistica sostenibile e lo scambio di cono scenze e buone prassi.
Quando aderiranno all'Unione europea nel corso dei prossimi anni, i paesi candidati (dell'Europa centrale ed orientale più Malta e Cipro) apporteranno 170 milioni di nuovi abitanti, un aumento del 58% del territorio e vaste zone di natura inconta minata, con una gamma ampia ed importante di biodiversità. L'adesione all'Unione europea non solo contribuirà alla prosperità di queste nazioni, ma segnerà anche una tappa deci siva nel processo di miglioramento dell'ambiente globale. Neanche questi paesi però sono scevri di problemi ambientali; e per loro l'assoluta priorità sta nell'attuare la legislazione ambientale europea. L'Unione europea deve inoltre collaborare con i paesi vicini, come quelli che si affacciano sul Mediterraneo, per sensibiliz zare l'opinione pubblica e la classe politica e promuovere azioni di salvaguardia ambientale: nel complesso la sua strategia sarà quella di spingere per un più forte intervento internazionale a favore dell'ambiente.
Cooperare con le ONG ambientaliste e con le imprese dei paesi in via di adesione; Sviluppare metodi per valutare la sostenibilità (economica, sociale ed ambientale) degli accordi commerciali multilaterali e bilaterali; Inserire le problematiche ambientali in tutti gli aspetti delle relazioni esterne dell'Unione europea; Garantire l'applicazione delle convenzioni internazionali sull'ambiente.